-Mi dica, Lei che è una fata, non può farmi un incantesimo, o darmi un filtro che mi renda bello?
-Ciò supera il potere della magia signore-
E tra me pensai: un occhio innamorato ecco l'incanto che ci vuole, per quell'occhio tu sei bello abbastanza e l'espressione cupa del tuo volto è ancor più attraente della bellezza.....
da "Jane Eyre" di Charlotte Bronte

Molte delle esperienze dell'autrice ricorrono nei romanzi che scrisse, le opere di Charlotte Bronte sono in realtà parzialmente autobiografiche.
Jane, esplicito alter ego della scrittrice, dopo anni di stenti e di solitudine, diventa istitutrice presso la famiglia Rochester. Il padrone di casa, cinico, è conquistato dalla personalità della ragazza. Ma quando scopre che la moglie di Rochester, creduta morta, è ancora in vita, prigioniera della pazzia, Jane fugge abbandonando l'uomo che le aveva chiesto di sposarlo. Sarà un enigmatico presentimento a farla tornare indietro e a preparare lo sviluppo finale del romanzo.
Di Jane Eyre colpisce soprattutto la sua capacità di assorbire la nostra attenzione, e di trattenerla anche dopo aver chiuso il libro. La più bella definizione del romanzo è nelle parole di Virginia Woolf che, sessant’anni dopo, così ancora commentava :
"L’esaltazione ci sospinge lungo tutto il libro, senza lasciarci il tempo di pensare, senza lasciarci alzare gli occhi dalla pagina. Così intenso è il nostro assorbimento che, se qualcuno si muove nella stanza, il movimento sembra aver luogo non nella stanza ma nello Yorkshire. La scrittrice ci tiene per mano ben stretti, ci obbliga a percorrere la sua strada, ci fa vedere quello che lei vede, non ci lascia neppure un istante né ci consente di dimenticarci di lei. Alla fine siamo presi del genio, della veemenza, dell’indignazione di Charlotte Brontë. "
Questo romanzo vigoroso e intenso, che al suo apparire, nel 1847, decretò immediatamente la nascita di una grande scrittrice, conserva nel tempo tutta la sua forza.
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FairyRain
sotto la Luna di:
martedì, 05 settembre 2006/14:37
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Jane Eyre
Charlotte Brontë
"Impossibile far la passeggiata quel giorno. La mattina, invece, avevamo errato per un'ora per le macchie spoglie, ma dopo pranzo (la signora Reed, quando non aveva compagnia, pranzava presto) il freddo vento invernale aveva ammassato delle nuvole così cupe, e cadeva una pioggia così insistente, che di andar fuori non si parlò neppure.
Me ne rallegrai. Non ho mai amato le passeggiate lunghe, specialmente nei pomeriggi rigidi. Era per me terribile ritornare a casa nel crepuscolo grigio, con le dita delle mani e dei piedi gelate, il cuore rattristato dai rimproveri di Bessie, la bambinaia, e sentirmi umiliata dalla consapevolezza della mia inferiorità fisica di fronte a Eliza, John e Georgiana Reed. (.....)"
Così inizia uno dei più bei romanzi che io abbia mai letto e che consiglio caldamente!

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FairyRain
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martedì, 17 gennaio 2006/20:15
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