Che io adori il modo di scrivere ed i romanzi di Georgette Heyer, per chi passi da queste pagine non è un mistero. La fortuna ha voluto che, in uno dei mercatini estivi dell'usato e antiquariato, trovassi diversi romanzi pubblicati in Italia tra la fine degli anni '70 e la prima metà degli '80. Tra questi "Pecora Nera" della bravissima Heyer, un vero colpo, visto che è ormai fuori catalogo ed è introvabile!
Magistralmente scritto, ricco d'ironia e battutine fulminanti, i personaggi emergono dalle pagine così vividi e affascinanti che non riesci a smettere di leggere. Che differenza rispetto ai romanzi di oggi! Non servono scene ad effetto, l'erotismo esasperato, trame improbabili... basta l'uso sapiente delle parole, l'eleganza e l'arguzia con cui i personaggi interagiscono e niente è scontato, niente è meno che un magnifico gioco, dove le pedine si muovono in armonia fino all'inaspettato scacco matto finale.
"Pecora Nera"
di Georgette Heyer

Ancora giovane, ma non più semplicemente "giovane", nubile e rassegnata a rimanere tale, intimamente ribelle alle convenzioni e ai luoghi comuni idolatrati da una famiglia opaca e rispettabile, Abigail Wendover ha l'insolita fortuna di dover affrontare, per salvare la giovanissima nipote Fanny da un matrimonio indesiderabile, una autentica "pecora nera". Autentica? Meglio non giungere troppo affrettatamente alle conclusioni.
È davvero certo che la sola pecora nera sia Miles Calverleigh, esiliato in India dalla famiglia per i suoi eccessi giovanili? Che, tra Abigail e la sua impetuosa nipotina, sia quest'ultima la più giovane e sventata? Che ad avvicinare irresistibilmente la "saggia" Abigail alla pecora nera sia soltanto il suo profondo senso del dovere nei confronti della nipote?
I lettori di Georgette Heyer sanno quale sapiente uso le sue eroine sappiano fare di un senso del dovere sagacemente inteso. Abigail Wendover non si rivela diversa dalle altre. E la buona società di Bath, al termine dell'avventura, vedrà capovolgersi sorprendentemente posizioni da lungo tempo stabilite; Abigail Wendover avrà perso alcune certezze, ma ne avrà acquistate altre assai più gradevoli; Fanny avrà imparato a non giungere troppo affrettatamente alle conclusioni; e Miles Calverleigh saprà, senza ombra di dubbio, che una "pecora nera" può felicemente rinunciare a essere tale.
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FairyRain
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lunedì, 06 agosto 2007/16:15
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Georgette Heyer
Nata a Wimbledon il 16 agosto 1902, a soli 17 anni scrisse La Falena Nera per intrattenere il fratello minore, Boris, durante una lunga convalescenza. Proposto successivamente a un editore, il romanzo fu pubblicato nel 1921 e ottenne un immediato consenso. Sull'onda di quel primo successo, Georgette Heyer scrisse altri tre romanzi, due storici e uno contemporaneo, che la confermarono come astro nascente della letteratura romantica. Nel 1925 sposò Ronald Rougier, un ingegnere minerario che seguì in Tanganica e in Macedonia, prima di tornare definitivamente in Inghilterra nel 1929, dove tre anni più tardi diede alla luce il suo unico figlio, Richard. Riservata e schiva, nel corso della sua lunghissima carriera ha scritto ben 57 romanzi, l'ultimo dei quali fu pubblicato solo dopo la morte dell'autrice, sopravvenuta il 4 luglio 1974.
Più volte assimilata a Jane Austen o a Charles Dickens per la precisione nella ricostruzione di ambienti, atmosfere e gergo del XIX secolo inglese, tra i suoi affezionati lettori, si annoverano Antonia Byatt, Anthony Burgess e Germaine Greer, tanto per citare alcuni nomi.
La produzione letteraria della Heyer si caratterizza anche per la scelta del periodo in cui sono ambientati i suoi romanzi: la Reggenza. Il nome deriva dal “Regency Bill” con cui nel gennaio del 1811 il Parlamento inglese nominava Giorgio, principe di Galles, primogenito di Giorgio III, reggente del regno. Aristocratici, e borghesi, vennero dominati dalla frivolezza come rito, da celebrarsi negli ippodromi, nei parchi, a Brighton o a Carlton House. Gran sacerdote, il dandy, squisito cerimoniere della religione del nulla: «Il protagonista dei romanzi di Georgette Heyer - scriveva Daria Galateria in un saggio del 1986 - è affetto da un definitivo languore. Quintessenziale nella sua rarefatta eleganza, abominabilmente annoiato anche quando decide a caso di mostrarsi amabile, dedica alla toilette più tempo di qualsiasi donna... Decisamente, non è un macho. Non è il partner aggressivo, nerboruto e sciovinista dei “rosa di serie”».

Hanno scritto di lei...
Lo humor brillante, il sapiente uso del linguaggio, i personaggi complessi, spesso stravaganti, la straordinaria accuratezza storica e la "britannicità" dei suoi romanzi rendono Georgette Heyer un'autrice di tutto rispetto.
New York Times
Mai la società, il sapore e il linguaggio del periodo della Reggenza inglese sono stati ritratti con la precisione e la raffinatezza di cui Georgette Heyer dà prova nei suoi romanzi.
Philadelphia Bulletin
Umorismo, fascino, dialoghi brillanti e personaggi irresistibili... i romanzi di Georgette Heyer sono secondi solo a quelli di Jane Austen
Publishers Weekley
Aprire un libro di GH significa lasciarsi trasportare in un mondo di romanticismo, di avventura e di passione che, secondo la miglior tradizione britannica, si intuisce appena sotto una superficie liscia e scintillante
Internet Booklist
Georgette Heyer sa trasportare il lettore in un mondo in cui passione e formalismo si scontrano con esiti divertenti e ricchi di humor.
New York Times
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FairyRain
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lunedì, 19 marzo 2007/15:56
Conservato in: autori, georgette heyer
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"Un dono dal cielo - Beau Wyndham"
di Georgette Heyer
Se Pug, il cagnolino della signora Griffin, non fosse solito dormire su un cuscino nell'altro ed uggiolare sconvenientemente a chiunque tenti di uscire di casa, sir Richard Wyndham, affascinante ed irresistibile dandy di tale ineguagliabile eleganza da essere noto alla Buona Società come Beau Wyndham, non conoscerebbe altra avventura che il matrimonio con la gelida Melissa Brandon.
Ma Pug è solito dormire su un cuscino nell'atrio, senza dire che il cugino Fred assomiglia ad un pesce e la zia Almera, non irragionevolmente, non ama allevarsi vipere in seno. Quale altra soluzione potrebbe dunque trovare Penelope Creed (che pure nulla ha della vipera), vittima di tali singolari circostanze, se non una acrobatica fuga dalla finestra? Fino a qual punto, tuttavia, Penelope Creed sia in grado di compiere acrobatiche fughe, soltanto sir Richard potrebbe dirlo.
Sempre che sir Richard intenda dirlo. E nulla vi è di più dubbio: amabilmente indolente, soavemente disincantato, sovranamente estraneo a problemi che non siano guidare un phaeton a quattro o trascorrere una serata giocando d'azzardo, sir Richard si ritrova di colpo, e suo malgrado, al centro di una ridda di avvenimenti che, dalle fughe ai misteri più inestricabili agli inganni inesorabilmente riflessi e moltiplicati, sembra non escludere alcun evento possibile - o impossibile - nella umana vicenda.
Abbiamo detto "suo malgrado"? E tuttavia, confutato con ansie, sentimenti, problemi che parevano essergli ignoti, sir Richard rivela le qualità di un autentico cavaliere errante senza nulla perdere dell'amabile ironia del dandy, e scopre due ineguagliabili doni che credeva gli fossero ormai negati: la gioia di vivere, e - per lui tanto più ineguagliabile - la gioia e l'ansia di amare.
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Perchè leggere questo libro?! Perchè non è "solo" un romanzo rosa, ma un affresco accurato, ironico e brillante della società inglese nel periodo della Reggenza. I dialoghi sono frizzanti, spiritosi, i personaggi approfonditi e affascinanti. Inoltre, è impossibile non innamorarsi di Beau (Sir Richard) Wyndham. Difficilmente troverete un personaggio maschile capace di concentrare bellezza, arguzia, sense of humor e un'estrema raffinatezza nelle maniere!
A parte Henry Tilney, che adoro, dell'Abbazia di Northanger di J. Austen, questo è uno dei pochissimi protagonisti maschili la cui avvenenza passa in 2° piano rispetto al suo spirito arguto e alle sue battutine fulminanti .
Un esempio:
<<Siete un dandy!>> proruppe il maggiore con disgusto. <<Un dandy, signore, ecco cosa siete!>>
<<Sono lieto che la velocità con cui mi sono vestito non sia valsa a celare tale circostanza>>, rispose amabilmente Sir Richard. <<Il termine esatto, tuttavia, è 'corinzio'.>>
<<Non mi curo davvero di quale sia il termine esatto. Per me non fa alcuna differenza: dandy, corinzio, o bellimbusto!>>
<<Se mai io perdessi il controllo con voi, cosa che farei con estrema riluttanza - quanto meno, a quest'ora del mattino- scoprireste di esservi ingannato. (...) >>

Ecco come il bel Whindam viene descritto, attraverso le parole di Lady Luttrell, nel tentativo di aiutarlo a chiarire i sentimenti di Penelope verso di lui:
<<Permettete vi dica, Sir Richard, che un uomo di ventinove anni, con il vostro viso, i vostri modi, il vostro fascino, non appare di consueto a una giovane donna nella luce di uno zio!>>
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FairyRain
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martedì, 13 marzo 2007/14:13
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